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Olbia, “Le stanze degli Hikikomori”: quando l’arte racconta il silenzio dei ragazzi che si isolano dal mondo

Al Parcheggio ASPO di San Simplicio la mostra degli studenti del Liceo Artistico “F. De Andrè”, con il patrocinio di Hikikomori Italia

Olbia, “Le stanze degli Hikikomori”: quando l’arte racconta il silenzio dei ragazzi che si isolano dal mondo
Olbia, “Le stanze degli Hikikomori”: quando l’arte racconta il silenzio dei ragazzi che si isolano dal mondo
Andrea Baragone

Pubblicato il 02 April 2025 alle 15:08

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Olbia. Una porta socchiusa, una stanza spoglia, una figura curva davanti a uno schermo acceso. Non è solo un disegno: è un messaggio, un frammento di realtà. Dal 1° al 30 aprile 2025, lo spazio espositivo del Parcheggio ASPO San Simplicio ospita “Le stanze degli Hikikomori”, una mostra intensa e profondamente attuale curata da Daniele Pipitone, con le opere degli studenti del Liceo Artistico e Musicale “Fabrizio De Andrè” di Olbia, realizzate nell’ambito di un progetto PCTO in collaborazione con l’associazione culturale Per Arte Vie.

Il progetto nasce con l’obiettivo di portare alla luce il fenomeno dell’isolamento sociale volontario tra adolescenti, una condizione ancora poco discussa ma sempre più diffusa, in cui giovani, spesso fragili e sopraffatti dalle pressioni sociali o familiari, scelgono di ritirarsi dalla vita relazionale, rifugiandosi nella propria stanza per mesi o anni.

A scegliere il tema sono stati proprio gli studenti. “Era un tema che conoscevano, lo avevano visto nelle serie, nei fumetti, ma anche tra i coetanei – raccontano le docenti Caterina Urru e Concettina Agnesi – e abbiamo subito capito che li toccava da vicino. Con l’aiuto di uno psicologo hanno approfondito il fenomeno e realizzato opere potenti, sincere”.

I lavori esposti, realizzati dalle terze classi dei corsi di arti figurative e architettura, raccontano la solitudine, il senso di prigionia, ma anche la possibilità di speranza. “C’è chi ha rappresentato la stanza come una gabbia, chi come un rifugio, chi ha disegnato un volto che sorride nella solitudine e chi invece ha scelto il pianto” – spiegano le studentesse Cloe, Francesca, Isabella e Sofia.

Dal punto di vista tecnico, la sfida è stata interpretare l’assenza di colore. “Abbiamo lavorato in bianco e nero, per rendere quel senso di vuoto e disconnessione, senza usare toni emotivamente caldi. Ma ognuno ha dato la propria lettura”.

“Sono stati premiati i lavori che più colpivano, non solo dal punto di vista tecnico, ma per ciò che trasmettevano” spiega il curatore Daniele Pipitone, che ha guidato l’allestimento all’interno dei sei pannelli dello spazio espositivo. “Alcuni disegni erano semplici schizzi, ma comunicavano il caos della mente, il disordine della stanza, quel sentirsi incatenati. È stato un lavoro autentico, lontano dagli stereotipi”.

Per Pipitone, la mostra è anche un modo per “sensibilizzare studenti, genitori e insegnanti su un fenomeno più diffuso di quanto si pensi. Chi vive questa condizione ha difficoltà a raccontarsi: l’arte può diventare allora un ponte, un modo per riconoscersi e, magari, chiedere aiuto”.

A inquadrare il fenomeno dal punto di vista clinico è la psicoterapeuta Gisella Padre, dello studio “Multiverso” di Olbia. Secondo la dottoressa Padre, uno dei segnali più evidenti dell’isolamento giovanile è il ritiro progressivo dalle attività sociali: “Quando un adolescente smette di uscire con gli amici, abbandona lo sport o inizia ad assentarsi da scuola, è importante non sottovalutare questi comportamenti”.
I fattori che predispongono a diventare hikikomori sono molteplici: “Spesso si tratta di ragazzi molto sensibili e introversi, che vivono con ansia i contesti sociali e faticano a reggere le aspettative familiari o scolastiche”.
Fondamentale il ruolo della famiglia: “Una relazione basata sull’ascolto e sul dialogo è la migliore forma di prevenzione. Al contrario, pressioni e giudizi possono aggravare il disagio”.
La scuola, sottolinea, ha un ruolo chiave nella prevenzione: “Gli insegnanti possono cogliere segnali di non integrazione e attivare un confronto con le famiglie”.
Infine, sull’importanza del supporto psicologico: “Uscirne da soli è difficile. Un percorso terapeutico aiuta a comprendere il disagio e a costruire strategie per superarlo. In questo senso, anche l’arte può essere uno strumento efficace per esprimere emozioni e iniziare un cambiamento”.

La mostra “Le stanze degli Hikikomori” ha già attirato l’interesse di altre realtà culturali e scolastiche e con il supporto dell’Associazione Hikikomori Italia – Gruppo Sardegna, è in fase di progettazione un percorso itinerante che porterà le opere in altre città della regione. Un’occasione per continuare a parlare, coinvolgere, ascoltare.

Come ha sottolineato una delle studentesse: “Forse, chi è chiuso nella sua stanza potrà rivedersi in un disegno. E magari sentirsi meno solo”.