Saturday, 05 April 2025
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Pubblicato il 04 April 2025 alle 10:11
Olbia. Un’isola 100% green entro il 2030. È questa la visione rilanciata nei giorni scorsi da Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle, attraverso un post sul suo blog. Il comico genovese sostiene che la Sardegna potrebbe diventare “un modello energetico moderno, sostenibile e competitivo”, abbandonando i combustibili fossili e puntando unicamente su fotovoltaico ed eolico, come indicato da uno studio del Politecnico di Milano: servirebbero 7 GW di fotovoltaico e 4 di eolico, con un consumo di suolo limitato allo 0,4% della superficie agricola. Un piano ambizioso che – secondo Grillo – “non è un’utopia, è un piano concreto”.
Ma nel frattempo, la Regione Sardegna guidata dalla presidente Alessandra Todde (Movimento 5 Stelle), ha scelto una linea ben diversa, riconoscendo solo l’1% del territorio come idoneo per i nuovi impianti e autorizzando due rigassificatori, suscitando un contrasto sempre più evidente proprio con il fondatore del suo partito.
Secondo i dati più recenti pubblicati da Terna, in Sardegna sono state presentate 756 richieste per impianti rinnovabili, tra eolico, agrivoltaico e fotovoltaico. Un numero imponente, che ha fatto scattare l’allarme tra associazioni e comitati. Per molti, questi numeri rappresentano una minaccia concreta di speculazione sul territorio, con investimenti promossi da grandi gruppi industriali esterni all’isola e un impatto potenzialmente devastante sul paesaggio.
A lanciare l’allerta è la Rete Pratobello, che punta il dito contro “l’assalto delle multinazionali dell’eolico” e difende la proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da 211mila firme. L’obiettivo, secondo i promotori, è quello di creare uno “scudo urbanistico” per tutelare il paesaggio sardo, dalla Giara a Saccargia, passando per Barumini e la Costa Smeralda.
A complicare il quadro è intervenuta anche la magistratura. Il Tar della Sardegna ha recentemente accolto il ricorso della Sassari Wind S.r.l., che aveva impugnato la sospensione del procedimento autorizzativo per un impianto eolico a Campanedda, nel territorio di Sassari. Tale sospensione era stata disposta in virtù della legge regionale n. 5/2024, che introduceva un blocco di 18 mesi per i nuovi impianti FER.
Quella norma è stata dichiarata incostituzionale con la sentenza n. 28/2025 della Corte Costituzionale, in quanto violava l’art. 20 del D.lgs. 199/2021 e le normative europee sulla decarbonizzazione. Come si legge nella sentenza TAR Sardegna n. 282/2025, il tribunale ha stabilito che “le disposizioni regionali impugnate, pur finalizzate alla tutela del paesaggio, si pongono in contrasto con la normativa statale che […] reca principi fondamentali che si impongono anche alle competenze statutarie”.
Il risultato? La sospensione è stata giudicata illegittima e ora si apre la strada a richieste risarcitorie potenzialmente milionarie, per le spese sostenute dalle aziende per la progettazione e la presentazione delle domande, che in alcuni casi superano le centinaia di migliaia di euro.
La decisione del Tar potrebbe rappresentare solo il primo di una lunga serie di procedimenti simili: anche altri progetti stoppati sulla base della stessa moratoria, come quello dell’agrivoltaico Sardegna Green, potrebbero ora generare nuove vertenze. Il rischio, per la Regione guidata da Todde, è quello di un effetto domino che potrebbe gravare pesantemente sulle casse pubbliche.
In questo scenario contraddittorio, si scontrano due visioni. Da un lato, quella ottimista e radicale di Grillo e dello studio del Politecnico, che prevede una Sardegna 100% rinnovabile, con benefici ambientali ed economici per tutta l’isola. Dall’altro, la prudenza dell’amministrazione Todde, alle prese con vincoli paesaggistici, pressioni territoriali e ora anche con sentenze sfavorevoli.
Sul fondo, però, resta la questione più delicata: come garantire una transizione energetica sostenibile senza aprire la porta a speculazioni che rischiano di snaturare il territorio sardo? Un equilibrio ancora lontano dall’essere trovato.
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