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La diaspora degli altari algheresi in Gallura: rivelazioni shock di don Tamponi agli Agenti 0010 di Catalan TV

Una storia di promesse tradite

La diaspora degli altari algheresi in Gallura: rivelazioni shock di don Tamponi agli Agenti 0010 di Catalan TV
La diaspora degli altari algheresi in Gallura: rivelazioni shock di don Tamponi agli Agenti 0010 di Catalan TV
Patrizia Anziani

Pubblicato il 03 April 2025 alle 19:00

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Tempio. "Questi non sono altari del 1700, ma ciò che rimane di un'opera di devastazione". Con queste parole scioccanti, Don Francesco Tamponi, dal 1998 direttore dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Tempio-Ampurias, ha svelato in diretta su Catalan TV una verità sconvolgente sulla vicenda degli altari lignei algheresi, sollevando un polverone destinato a riaprire una ferita mai rimarginata nella comunità algherese.

Le rivelazioni shock in diretta TV

Durante la puntata speciale dell'inchiesta condotta dagli "Agenti 0010", i giornalisti Giampaolo Barceloneta e Gianni Careddu Panu, ieri sera Don Tamponi ha smantellato la narrazione ufficiale che per oltre 38 anni ha accompagnato la storia dei quattro preziosi altari lignei settecenteschi realizzati in stile barocco dai fratelli ebanisti algheresi Michele e Agostino Masala. Gli imponenti manufatti, si legge nella targa presente in tutti e quattro gli altari, "dal 16 dicembre 1986 a seguito di restauro eseguito dalla Soprintendenza ai Beni A.A.A. E S di Sassari" vennero trasferiti dalla chiesa di San Francesco di Alghero e collocati "in deposito temporaneo" in tre diverse località della Gallura: Calangianus, Aggius e Tempio.

"Quelli che vedete non sono gli altari originali, ma strutture completamente inventate", ha dichiarato Don Tamponi, che è anche segretario pro tempore della Consulta per il Patrimonio Ecclesiastico della Sardegna e incaricato CEI Regione Sardegna per i Beni culturali ecclesiastici e la nuova edilizia di Culto: "Gli altari originali furono smontati pezzo per pezzo per ricostruire dei falsi autentici storici, riassemblando anche parti non originali e non provenienti da quegli altari".

Una pratica sistematica

Secondo le dichiarazioni del sacerdote, la vicenda degli altari algheresi non sarebbe un caso isolato, ma parte di una pratica sistematica adottata "in tutta la provincia di Sassari e in tutta la provincia di Nuoro" dall'allora soprintendente Marilena Dander, che avrebbe "prelevato i beni culturali mobili, come gli altari lignei, e li ha consegnati a dei sodali che li hanno smontati".

Don Tamponi ha puntato il dito contro gli interventi effettuati tra la fine degli anni '70 e gli anni '80, descrivendoli non come restauri conservativi ma come opere di "devastazione" che hanno compromesso irrimediabilmente l'integrità storica e artistica dei manufatti originali.

 

 L'evidenza sotto gli occhi di tutti

"Si è persa la storicità in ogni caso", ha sentenziato Don Tamponi quando il giornalista gli ha chiesto se la ristrutturazione avesse seguito le linee guida classiche del restauro.

Le affermazioni di Don Tamponi trovano riscontro visivo nel confronto tra le immagini storiche degli altari e il loro stato attuale. Il caso più eclatante è quello dell'altare collocato nella chiesa di Sant'Anna a Calangianus, che appare letteralmente "capitozzato": la struttura originale è stata privata dell'intero coronamento superiore e dei gradini dei candelieri. Non sfugge neanche che le due colonne tortili, caratterizzate da fusti elicoidali che nella configurazione originale presentavano una torsione destrorsa/sinistrorsa specifica, appaiono nella versione attuale con rotazione invertita rispetto all'asse verticale.

Anche gli altari collocati nella chiesa di Santa Croce ad Aggius presentano evidenti segni di rimaneggiamento, con modifiche sostanziali all'apparato decorativo e iconografico. Il quadro in cima che una volta rappresentava una Madonna con bambino è stato sostituito con un altro dipinto, ed altre decorazioni di legno. La statua della Madonna di Bonaria che occupava la nicchia centrale è stata sostituita con un crocifisso; sono state sostituite anche le altre statue laterali.

 

 

 

Un altro elemento di straordinario interesse emerge dal confronto tra la scheda catalografica della Soprintendenza e le fotografie storiche dell'altare originale. La scheda, riferita a una "Madonna con Bambino" classificata come "cimasa" del 1700-1799, mostra un dipinto sorprendentemente simile a quello che era posizionato sull'altare originale dei fratelli Masala ( clicca qui).

Si legge "La tela, assieme agli altri elementi, faceva parte di un altare ora distrutto. Ogni particolare di ciò che resta dimostra la mano di un mediocre artigiano. L'insieme è stato realizzato da un modesto decoratore del XVIII secolo che si è ispirato alle tipologie della vergine del Duecento e degli inizi del Trecento".

Curiosamente, la scheda attribuisce l'opera a "un mediocre artigiano" e a "un modesto decoratore del XVIII secolo", mentre potrebbe verosimilmente trattarsi di un elemento autentico appartenente all'altare originale dei Masala, considerato il notevole livello qualitativo del manufatto visibile nella documentazione storica. 

 

Una storia di promesse tradite

La rivelazione di Don Tamponi getta una luce inquietante su una vicenda che ha visto protagonista la comunità algherese in una battaglia durata quasi quattro decenni per riavere i propri altari. Nel 1993, ben quattromila cittadini firmarono una petizione indirizzata al ministro dei Beni Culturali Alberto Ronchey, mentre si costituì un apposito "Comitato per gli altari di San Francesco".

Nonostante numerosi tentativi di risolvere la questione – nel 1997 con il soprintendente Scarpellini, nel 2005 con l'assessore Pirisi e nel 2008 con un vertice convocato dal sindaco Sechi – le promesse di restituzione sono rimaste lettera morta.

Ora, le parole di Don Tamponi suggeriscono che dietro i continui rinvii potrebbe esserci una ragione ben più grave della semplice riluttanza amministrativa: la consapevolezza che ciò che oggi si trova nelle chiese della Gallura non corrisponde più agli altari originali dei fratelli Masala.

E ora?

La vicenda degli altari algheresi, alla luce delle nuove rivelazioni, va ben oltre la questione della loro collocazione geografica. Si pone ora il problema dell'autenticità di manufatti che, pur essendo catalogati come opere settecentesche, risulterebbero arbitrarie ricostruzioni dei nostri giorni che riciclano solo parzialmente elementi degli altari originali, e pertanto da considerarsi in larga misura delle "patacche".

Mentre la Soprintendenza di Sassari e Nuoro non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alle affermazioni di Don Tamponi, la comunità algherese si interroga su una domanda inquietante: se gli altari originali sono stati irrimediabilmente alterati, cosa resta da reclamare dopo 38 anni di battaglie?

La risposta, forse, va cercata non più solo nella dislocazione fisica delle opere, ma nella verità storica su quanto avvenuto durante quei controversi interventi degli anni '70 e '80, affinché una simile dispersione – fisica e identitaria – del patrimonio culturale non possa più ripetersi.

Cronistoria della vicenda degli altari della chiesa di San Francesco ad Alghero

1973: I quattro preziosi altari lignei settecenteschi vengono rimossi dalla chiesa di San Francesco ad Alghero su richiesta dei frati francescani alla Soprintendenza di Sassari per essere restaurati.

Metà anni '80: Viene completato il restauro degli altari lignei.

16 dicembre 1986: La soprintendente Marilena Dander decide di non ricollocare gli altari al loro posto originale dopo il restauro della chiesa. La motivazione ufficiale è che gli altari avrebbero "appesantito eccessivamente lo spazio vitale della chiesa".

1987: Gli altari, invece di essere riportati nella chiesa di San Francesco, vengono collocati in "deposito temporaneo" in altre chiese della Gallura: due nella chiesa di Santa Croce di Aggius, uno a Tempio e uno a Calangianus.

Anni successivi: Ad Alghero si tenta in vari modi di rientrare in possesso dei quattro altari, ma con scarso successo, nonostante gli interventi dell'amministrazione comunale, delle associazioni culturali e di molti fedeli.

1993: Nasce il "Comitato per gli altari di San Francesco" che si attiva per sensibilizzare l'opinione pubblica. Quattromila cittadini algheresi firmano una petizione che viene inviata al ministro dei Beni culturali Alberto Ronchey, chiedendo il rispetto della "Carta del restauro" che prevede il ritorno delle opere d'arte al loro ambiente originario dopo il restauro.

1997: Il soprintendente Scarpellini convoca un incontro con i vescovi di Alghero e Tempio, i frati francescani e il Comune di Alghero per discutere della ricollocazione degli altari nella chiesa di San Francesco. Viene prodotto un documento ufficiale che parla dei quattro altari, ma non seguono azioni concrete.

Gennaio 2008: Viene annunciata la decisione di riportare i quattro altari settecenteschi ad Alghero. La decisione avviene durante una riunione sollecitata dal sindaco di Alghero Carlo Sechi, alla quale partecipano il soprintendente Scarpellini, i sindaci e parroci di Aggius, Calangianus e Tempio, e i rappresentanti dei frati conventuali e dei vescovi.

Nonostante l'annuncio del 2008, gli altari non sono stati ancora ricollocati nella destinazione d'origine, ovvero nella chiesa di San Francesco di Alghero.

Fine prima parte.